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Una buona prestazione dipende principalmente da due fattori: elasticità e flessibilità

Il problema di molti triatleti over 30 è di mantenere, se non aumentare, la propria elasticità. In genere è abbastanza facile trovare esercizi adatti allo scopo, purtroppo però questi sono adatti a soggetti giovani, non lo sono sicuramente a chi è più avanti con gli anni, in quanto comportano un traumatismo che solo un fisico giovane può sopportare senza problemi.

  • Differenza
    Per capire l’origine di tale inadeguatezza, si deve aver presente la differenza tra flessibilità (o il suo contrario, la rigidità) ed elasticità. Con l’età esistono fenomeni degenerativi (artrosi) decisamente più gravi per la flessibilità di quelli che possono colpire l’elasticità dei muscoli. Ovvio che se le articolazioni sono rigide anche il gesto atletico è penalizzato, ma in linea di massima l’elasticità di un soggetto potrebbe essere ben conservata anche sopra i 50 anni.Poiché la prestazione dell’atleta dipende sia dalla sua flessibilità sia dalla sua elasticità è importante allenarle entrambe. Per l’allenamento della flessibilità delle articolazioni sono sufficienti esercizi statici, intrinsecamente poco pericolosi per l’assenza di moto e di energia cinetica. Per l’allenamento dell’elasticità occorre, invece, eseguire esercizi dinamici. Sostenere che lo stretching statico possa aumentare l’elasticità del muscolo è ottimistico.
  • Metodo
    Se per la flessibilità esistono molte forme di allenamento (dallo stretching allo yoga), per l’elasticità invece non è sempre chiaro cosa si debba fare. Doppio balzo – Il soggetto si pone su un gradino di altezza X (all’inizio anche molto basso, per esempio 10 cm); salta verso il basso (a piedi uniti) ed esegue un secondo salto in avanti. Cambio di ritmo – Si sceglie un percorso di 60-80 m si percorre la prima metà aritmo blando e poi si accelera al massimo nella seconda. Il miglioramento nel tempo della seconda metà è indicativo del miglioramento dell’elasticità del soggetto. Molleggi sul gradino – Hanno ormai sostituito lo stretching come mezzo di elezione nella prevenzione e nella cura di molte patologie tendinee e della muscolatura della gamba. In punta di piedi le dita appoggiano bene, ma la pianta no per evitare pressioni indesiderate sull’arco plantare si scende con i talloni e poi si risale spingendosi in su.