Renato Bertrandi riconfermato Presidente del Triathlon Europeo al 32° Congresso ETU tenutosi il 18 febbraio a Roma, nel Salone d'Onore del CONI.
Alla presenza del "padrone di casa", il Presidente CONI Giovanni Malagò, del Presidente FITRI Luigi Bianchi, del Presidente ITU nonché Membro CIO (Comitato Olimpico Internazionale) Marisol Casado, del suo Vicepresidente Ria Damgren, del Senior Manager ITU allo Sviluppo Zita Csovelyak, del Direttore Sportivo Gergely Markus e del Segretario Generale Antonio Arimany, Renato Bertrandi è stato riconfermato alla guida del Triathlon Europeo dopo la sua ultima elezione, nel 2013. Un doveroso omaggio, in ricordo del passato, allo scomparso Emilio Di Toro, primo presidente italiano ETU, per poi procedere con lo sguardo verso il futuro: tra le nuove iniziative ITU, Marisol Casado ha ricordato la promozione per l'inserimento nei programmi dei Giochi Olimpici della prova a squadre di staffetta mista. Renato Bertrandi, fino al 2021 nuovamente a capo dell'Unione Europea Triathlon con il francese Denis Jaeger e l'irlandese Chris Kitchen come vicepresidenti, per il prossimo quadriennio non sarà l'unico italiano del direttivo ETU: rieletto anche il Segretario Generale FITRI Aldo Lucarini, nuovamente scelto come Presidente della Commissione Sviluppo. Del Comitato Esecutivo faranno parte il lussemburghese Eugene Kraus, la bielorussa Mariya Cherkovskaya-Tarasevich, l'austriaco Herwig Grabner, la russa Galina Shipovalova e l'olandese Martin Breedjik.

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Quel timore riverenziale del noefita nei confronti del triathlon quando legge che a praticarlo sono Ironman... e astronauti! Tranquilli, alla fine siamo tutti "esseri umani". Come noi, anche Luca Parmitano. Già, perchè nella definizione di "astronauta" o "cosmonauta" si parla proprio di "un essere umano che viaggia nello spazio". Eppure, diciamocelo, "gli astronauti sono persone normali, MA che fanno cose straordinarie". Citazioni cinematografiche a parte, l'astronauta italiano dell'ESA (European Space Agency) Luca Parmitano sarà anche una "persona normale", ma alle imprese straordinarie compiute nello spazio, sulla Terra ha aggiunto anche quella dell'Ironman. Che poi, a documentarsi meglio, ragionano un po' da triathleti questi astronauti: ad esempio, tra le culture dei diversi paesi vigono differenti criteri per determinare il significato dell'aver compiuto un "viaggio nello spazio". Negli Stati Uniti devi aver superato quota 50 miglia di altitudine, in Russia devi aver ultimato una traiettoria orbitale, ovvero almeno un giro attorno alla Terra. La Federazione Internazionale Aeronautica (FAI), invece, definisce "voli spaziali" quelli superiori ai 100 km. E poi ancora, gli statunitensi ti definiscono "astronauta" non appena sia iniziato l'addestramento, mentre i russi aspettano il successo del battesimo nello spazio. E se il tutto si riassume in una diatriba simile alla nostra, quella tra "semplici triathleti" o Ironman, tra puristi di un circuito o di un altro, tra integralisti della bici da strada o amanti del cross country, Luca Parmitano ha voluto tagliare la testa al toro, calpestando il vulcanico suolo di Kona, che poi, forse, non è poi così diverso da quello di Marte, dove potremmo arrivare tra 20 anni. Proprio commentando questa possibilità, Parmitano ricorda quanto tutto ciò che è pensabile sia possibile, un karma in cui noi ci riconosciamo. Da primo italiano ad aver effettuato un'attività extraveicolare (EVA) con passeggiata spaziale, a Ironman alle Hawaii per sfidare la forza di gravità o, meglio, gli effetti negativi cui erano stati sottoposti i suoi muscoli in assenza di essa: così si è raccontato al Corriere della Sera
Ma come direbbe la sua collega Samantha Cristoforetti, "decidere di fare l'astronauta non è come decidere di fare l'avvocato o l'architetto. Si devono verificare una serie di condizioni e ci vuole una buona dose di fortuna". Lo stesso, per diventare Ironman Finisher. E Parmitano, quando dice di essere uno positivo perché pensa di aver perso il diritto di essere scontento, forse un po' fortunato si sente davvero.
Prossimo impegno con i piedi per terra sarà l'IRONMAN a The Woodslands, vicino a Houston. Per @astro_luca, ovviamente, nessun problema! 

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"Dobbiamo dirvi una cosa...": Gwen Jorgensen, Nicola Spirig ed Helen Jenkins annunciano la... triplice gravidanza. E a questo punto, la domanda sorge spontanea: incinta prima o dopo... le Olimpiadi? 
Il grande mondo del triathlon si è improvvisamente trasformato in un paesino di provincia in cui, calendario alla mano, tutti si chiedono se il concepimento sia avvenuto prima o dopo... le Olimpiadi! Giochi prolifici, gli ultimi di Rio, con tre campionesse del triathlon ad annunciare le loro gravidanze a ridosso delle emozioni olimpiche. L'aveva ribadito prima di correre la sua prima Maratona di New York: che l'olimpionica Gwen Jorgensen volesse un figlio prima dell'avvicinamento a Tokyo2020 era cosa ormai nota. E se l'aveva presa di petto come fa con le gare, beh, la "vittoria" non poteva farsi attendere. Del resto, la storia della rivale elvetica Nicola Spirig insegna che "mamma è bello", soprattutto a cavallo tra due edizioni dei Giochi Olimpici: rimasta incinta del suo Yannis dopo l'oro di Londra2012, a Rio2016 è stata argento. E ora, aspetta il secondo figlio. Ma anche la Campionessa del Mondo ITU nel 2008 e nel 2011, la britannica Helen Jenkins, è in dolce attesa, e la Presidente ITU Marisol Casado si prepara a fare da madrina a tre - se tanto ci dà tanto - possibili campioni. Nel frattempo, le future mamme hanno ancora qualcosa da dire. In fondo, avere un figlio è un po' come chiudere un cerchio. Altri quattro e si arriva alle Olimpiadi. Di nuovo.

Photo Credit: Delly Carr/ITU :: 2014 ITU World Triathlon Chicago

Amari quei sali! L'Antidoping decide le sorti delle due Pro americane del triathlon - Beth Gerdes e Lauren Barnett - scoperte positive all'ostarina, una sostanza anabolizzante vietata. Colpa di sali contaminati?
La positività della Gerdes risale al post vittoria dell'Ironman Australia, nel maggio 2016, e quello della Barnett al mese di luglio dello stesso anno. Comune alle due vicende la sostanza incriminata, l'ostarina, che è tra i modulatori del recettore degli androgeni selettivi (SARM), ed è elencata tra le sostanze anabolizzati sulla lista dei divieti dal 2008. Entrambe le atlete professioniste hanno sempre negato di aver assunto il farmaco consapevolmente, imputando la rispettiva positività all'uso di integratori alimentari contaminati. E la Barnett sarebbe stata in grado di dimostrarlo meglio della Gerdes, fornedone le prove: la sua sospensione, emanata con effetto retroattivo a partire dalla data del test positivo, è stata ridotta a sei mesi e termina in questi giorni, in virtù del fatto che test di laboratorio condotti sugli integratori salini da lei assunti abbiano rilevato tracce della sostanza vietata sia nella bottiglia da lei usata il giorno della prova, sia in un'altra sigillata, di diverso numero di lotto.
La Gerdes, che nel 2015 aveva vinto l'Ironman Switzerland, ed era risultata positiva nel 2016 dopo la vittoria all'Ironman Australia, punta anch'essa il dito contro alcuni integratori. Il suo test non era risultato positivo nelle quattro settimane precedenti alla gara e per questo ha insistito nel dichiarare che la successiva positività potesse essere dipesa da un'ingestione involtaria durante la manifestazione. Tracce della sostanza sono state rilevate in un campione di compresse di sali, ma i risultati non potevano essere confermati in ulteriori test. Pur convenendo sull'ingestione involontaria, la WTC (World Triathlon Corporation) in assenza di risposta definitiva sulla provenienza esatta dell'ostarina, non ha potuto far altro che disporre la sospensione del caso: due anni, come sanzione minima quando non si riesca a dimostrare la provenienza della sostanza - sarebbero stati quattro in caso di comprovata assunzione volontaria. L'approccio sanzionatorio alla contaminazione delle sostanze rimane un argomento spinoso a cavallo tra il rischio di un'eventuale pena anche in assenza di responsabilità e quello di una mancata punizione nel caso di atto volontario. Del resto, come la stessa Gerdes ha scritto nel suo blog, il mestiere del professionista è anche questo: essere responsabili del proprio corpo e di ciò che gli accade, perfino di un'altrui volontà di sabotarci. Tanto più se della nostra. Perchè, diciamocelo, sempre di sabotaggio stiamo parlando...

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