Occhi puntati su Tokyo 2020

Verso Tokyo 2020 sempre più preparati: Joel Filliol sarà alla guida tecnica degli azzurri del triathlon.
Con la maglia del Canada Joel Filliol ha partecipato ai Campionati Mondiali di Duathlon e Triathlon, per poi dedicarsi alla fine degli anni novanta alla carriera di allenatore. Inizia come coach presso il Centro Nazionale di Triathlon a Victoria, le esperienze lo forgiano e nel 2000 fonda la CompetitionZone.com, accumulando una serie di importanti successi che lo porteranno a collaborare con la nazionale Canadese e poi con quella britannica dei fratelli Brownlee.
Attualmente Joel Filliol segue un gruppo di atleti di alto livello tra cui lo spagnolo Mario Mola, il sudafricano Richard Murray e la statunitense Katie Zaferes, e da quest’anno collaborerà con la Federazione Italiana per un programma quadriennale finalizzato alle Olimpiadi, con il duplice obiettivo di far crescere la professionalità dei tecnici italiani e la qualità degli atleti.

Photo Credit: Tommy Zaferes / @TZaferes

Da KuotaCycle, l'ultimo modello anche per il triathlon: la KT03 2017, presentata nel test bici della redazione di Triathlete, con il commento di Matteo Fontana.

Tutto il meglio del ciclismo: un mezzo multifunzionale da crono o da strada, appena rinnovato, con nuove soluzioni tecniche come i freni aero, il posteriore sotto la scatola del movimento, l'anteriore sul retro della forcella. Versatilità dalle altezze del tubo sterzo e dagli angoli del tubo piantone, per garantire posizioni perfette sia in gare a cronometro che in quelle di triathlon olimpico. Profili aerodinamici e grafiche accattivanti, e chiusura reggisella a scomparsa, per una bicicletta con un rapporto qualità-prezzo e performance mai viste prima.

Non solo rugby, che del Sudafrica è lo sport nazionale: con Henri Schoeman la "Nazione Arcobaleno" si tinge dei colori del migliore triathlon mondiale 

Nessuno avrebbe scommesso un Rand sulla possibilità di vedere Henri Shoeman sul podio olimpico, eppure il giovane sudafricano (classe 1991) su quel podio è salito, terzo dopo i fratelli Brownlee, ma davanti ad affermati campioni come il suo connazionale Richard Murray e lo spagnolo Mario Mola. La sua carriera internazionale inizia nel 2009 con un bronzo ai Campionati Africani Junior, ma la crescita diventa poi difficile a causa di due fratture da stress alle tibie e di un incidente in MTB che ha come conseguenza la frattura di una clavicola. Due anni (2010-2011) di inattività o quasi, per poi ritornare a gareggiare tra alti - conquista con la staffetta del suo paese l’argento ai Giochi del Commonwealth - e bassi, e anche il 2016 non inizia al massimo: è 42esimo ad Abu Dhabi, poi sesto a Cape Town, settimo a Yokohama - risultato con cui conquista la partecipazione a Rio - ottavo a Stoccolma, ma poi è 26esimo e deluso ad Amburgo nell’ultima prestazione prima di Rio. Qualche giorno prima della gara olimpica ha la febbre, la sua partenza è in forse, ma per sua fortuna i medici sudafricani danno l’ok per la partecipazione. Dall’acqua, come sempre gli succede, esce tra i primi; tiene il passo in bici e, contrariamente al solito, gestisce il ritmo nella corsa - sesto tempo assoluto il suo - non permettendo agli inseguitori di rimontare. Da Rio a Cozumel la strada è breve e nella gara finale delle ITU WORLD TRIATHLON SERIES batte tutti: è nata una stella. "Tutto lo devo", dirà poi, "agli allenamenti fatti nella corsa, il mio punto debole, con sedute finalizzate alla resistenza, che mi hanno portato a correre i 10mila sotto i trenta minuti.".
Gazzella. E leone allo stesso tempo.

Photo Credit: Delly Carr / International Triathlon Union :: 2016 ITU World Triathlon Grand Final Cozumel

Se ci sarà una nuova stella americana del triathlon dopo Gwen Jorghensen, Campionessa olimpica a Rio, è probabile che sia Summer Cook, classe '91, stessa statura, stesso passo e determinazione.
Vincitrice a Catania nel 2015, Summer è andata in orbita mondiale nel 2016 vincendo la sua prima World Cup ad aprile in Cina, per poi salire ancora sul podio più alto a Edmonton e a Tongyeong, e sul secondo gradino a Salinas e a Miyazaki.
L’atleta americana ha iniziato la sua carriera sportiva all’Università di Villanova con ottimi risultati nelle manifestazioni accademiche statali nuotando, correndo e sciando nelle gare di fondo per poi mettersi in evidenza in quelle nazionali, qualificandosi per le finali dei 5 e 10 mila metri su pista.
Inizia con il triathlon nel 2013 e dopo soli due mesi di preparazione partecipa con successo all’Irongirl Triathlon Sprint di Denver per poi arrivare già dopo tre anni ai vertici delle classifiche mondiali e, posizionandosi quattordicesima nel Rank ITU, quarta tra le donne made in USA, ma la più giovane del gruppo.

Cosa preferisce:
- La corsa, perché è la sua disciplina naturale, poi il nuoto, mentre con il ciclismo deve ancora trovare una buona armonia.
- Correre sulle piste in erba a piedi nudi, perchè la mantengono in contatto con la natura.
- Allenarsi nelle ripetute di 300 metri nel nuoto, di un chilometro nella corsa e di 4 minuti quando è in bicicletta, portandosi al limite della soglia.
- Gareggiare negli sprint, perché sono veloci, furiosi e impegnativi.
- Dipingersi le unghie con smalto oro quando deve affrontare una gara.
- Mangiare un piatto di carne di soia, il tempeh, nelle sue diverse ricette.
- Michael Phelps e le sue otto medaglie d'oro vinte a Pechino.

Photo Credit: Delly Carr | ITU Media

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