Spazio aperto
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Che Dire?

È stata un’esperienza fantastica. Vivo a Pescara, e vedere la città che i giorni prima si riempie di atleti, maglie con scritte in lingua straniera, bici con le ruote ad alto profilo, facce da Nord Europa è sempre una bella sensazione per uno sportivo. Arrivo alla gara non proprio al top, avendo già gareggiato con soddisfazione a Cannes, ma non potevo mancare: le ho fatte tutte e questa 5ª verrà ricordata come la più difficile per il gran caldo. Lo si comincia a soffrire fin da subito, una volta indossata la muta, per poi aspettare sotto al sole... e poi correre fino alla zona cambio, e pedalare poi con un phon sparato in faccia, sempre più caldo man mano che ci si spinge verso l’interno. Capisco subito che se mi faccio prendere la mano e forzo, non riuscirò a portarla a termine. Ok, ritmo costante e tranquillo e ogni 5’ mi idrato. Sul tracciato vedo di tutto: ambulanze su e giù per soccorrere atleti colti da malore o caduti... 150 persone in ospedale. D’improvviso, una forte raffica di vento laterale mi alza completamente da terra con tutte e due le ruote e mi ritrovo, non so come, sul ciglio della corsia opposta, volo a 90 all’ora. Non oso pensare a cosa sarebbe successo se fosse passato qualcuno in quel momento! Riduco al minimo i rischi, pazienza per la prestazione; in discesa non vado più di 30 km/h... una vergogna, proprio nella mia frazione preferita... ma il lunedì si lavora, è giorno di scadenza fiscale, devo stare in ufficio e non in ospedale... Nonostante tutto, chiudo la seconda frazione con un buon 3:5’. Avevo una buona gamba e tanta voglia di far bene nella prova a me più congeniale, la bici, la mia. In T2 doccia con due borracce rovesciate sulla testa. So cosa mi aspetta nella frazione run. E, infatti, è stato un vero e proprio incubo. Ma c’è anche l’altra faccia della medaglia: Piazza Salotto è gremita di gente, amici, curiosi, sportivi, appassionati che incitano e danno una bella carica. Cosa chiedere di più?

E allora via, le gambe sono buone

Sento il mio nome ovunque e riconosco la voce di tutti, anche se non riesco a vederli so che ci sono e resto concentrato. Mentre corro, penso a Sebastian Kienle, quando ha vinto a Kona, con un caldo ben più asfissiante di questo. È fantastico il giro di boa sulla riviera: quanta gente, bella gente, mi diverto un mondo anche se sto facendo una gran fatica. Al 13° km crollo, non ne ho più e vado solo con la testa e l’esperienza. Incontro l’amico Fabio di Tieri, chiacchieriamo e corricchiamo un po’ insieme, incrocio una ragazza che ha un problema alla caviglia e decide di farsi la mezza maratona a piedi nudi, come ha fatto a finirla? Incrocio Paola, Graziano e Christian che spingono una ragazza diversamente abile su una carrozzella. Respect!

Questo è il triathlon, signori

Uno sport meraviglioso, che accomuna tanti appassionati in una triplice disciplina, fatica sì, tanta, ma anche amici, divertimento e un impegno costante per affrontare una gara del genere.